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Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve (parte 2 di 3)

Nevicate storiche a Cosenza, e criticità in molte aree della Calabria

Parte 2 di 3

la prima parte dell’articolo si può leggere cliccando al seguente link.

La cronaca

Il 4 marzo 1971 a Cosenza, dove si registrarono piogge e grandinate, i vigili del fuoco dovettero intervenire in diversi punti della città per evitare “che autentiche lastre di ghiaccio formatesi sui tetti delle case scivolassero improvvisamente sulle strade sottostanti investendo pedoni ed autovetture”. Registrati altri crolli di capannoni.

Sulla Sila ripresero abbondanti nevicate con altri 80 cm scaricati. Sulla statale SS279 di Rose in alcuni punti la neve raggiungeva i 3 metri di altezza. Da segnalare anche la tragica morte di un giovane studente di 20 anni di Rossano avvenuta durante il tentativo, insieme a una squadra di carabinieri e vigili del fuoco, di raggiungere la località “Finalita” nella Sila Greca, dove si trovava isolato da giorni suo padre in un cantiere forestale.

Numerose le criticità e operazioni di soccorso in tutta la provincia Cosentina.

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

Il 5 marzo, in mattinata, sulla città di Cosenza nevicò per circa 30 minuti dopo i quali, però, la neve si tramutò in pioggia contribuendo a fondere le numerose lastre di ghiaccio sparse per la città. Nevicate abbondanti, invece, continuarono a verificarsi sui monti con situazione in netto peggioramento su buona parte della provincia Cosentina. L’autostrada rimaneva ancora bloccata allo svincolo di Lauria nord, così come ancora bloccate risultavano la statale SS279 Rose – Sila, il valico di Montescuro, la strada tra Tessano e Laurignano.

A Mormanno (CS) la coltre nevosa raggiungeva 1 metro d’altezza, a San Lorenzo Bellizzi (CS) 2 metri.

Innumerevoli le richieste di soccorso da parte di persone rimaste bloccate in varie località montane e collinari della Provincia di Cosenza, con i Carabinieri costretti a lunghe marce nella neve e a portare a spalla generi di prima necessità e foraggi per gli animali.

Si segnalarono anche branchi di lupi affamati che “scendono a valle” soprattutto a Lungro (CS) e Acquaformosa (CS).

Crollò il tetto del cinema “Odeon” a Fagnano Castello (CS) sotto il peso di 50 cm di neve, senza provocare vittime. Crollati anche i tetti di tre case a Morano Calabro (CS).

San Giovanni in Fiore (CS) non era ancora raggiungibile tramite la ferrovia Calabro – Lucana completamente bloccata. In località “Serra di Mola” tra Quaresima ed Aprigliano (CS), il manto nevoso aveva raggiunto i 3 metri.

Situazione definita “drammatica” nel comune di Cellara (Savuto Cosentino) con difficoltà anche nel reperimento di foraggio per gli animali. Si segnalarono, inoltre, 70 cm di neve a Satriano (area Ionica Catanzarese a circa 300 m s.l.m.) dove non nevicava così abbondantemente da oltre 15 anni, e dove si verificarono danni ingenti alle colture (soprattutto agli ulivi).

La situazione sulla Sila e sulle Serre, almeno per i paesi oltre gli 800 m s.l.m., restava quindi sempre difficile, con molti paesi isolati.

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

 

6 marzo

Mentre Roma e Pescara venivano interessate da copiose nevicate (con spessori di 20 e 30 cm, rispettivamente) e su tutta l’Italia la neve e il freddo continuavano a imperversare, il Cosentino restava sempre in emergenza: sull’Altopiano Silano e sul Pollino la neve aveva raggiunto, in alcuni punti, i 4 metri d’altezza, con numerosi paesi e villaggi isolati (come Colosimi e Bianchi) e valichi chiusi. L’autostrada “Salerno – Reggio Calabria” restava sempre bloccata tra Lagonegro e Lauria Nord.

Registrati numerosi crolli: In località Strusciano di Santa Caterina Albanese crollò il tetto di un capannone; a Fagnano Castello il tetto del garage del Corpo Forestale dello Stato e di altre abitazioni; a Bianchi, nella frazione Palinudo, crollò il tetto della Chiesa del Carmine mentre a Malvito i tetti di cinque abitazioni.

Danni, infine, segnalati alla centrale ENEL del lago Cecita.

Altre segnalazioni di lupi affamati a valle: uccisi alcuni esemplari a San Donato di Ninea e Trebisacce.

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

 

7 marzo

Terza nevicata a Roma nel giro di una settimana: altri 10 cm accumulati al suolo.

Bufere di neve continuavano a imperversare sul Cosentino con numerose operazioni di soccorso a famiglie e partorienti rimaste isolate, compreso il trasporto di viveri ai 50 militari dell’Aeronautica rimasti isolati all’aerostello di Montescuro.

Altri crolli di abitazioni a Parantoro di Montalto Uffugo, a Malvito, Mangone e San Basile.

Ancora isolati i comuni di Acquaformosa e San Donato di Ninea.

Nel Catanzarese continuava il maltempo sebbene “alle quote basse” avesse finito di nevicare: ma la pioggia provocò smottamenti e frane. Isolati solo alcuni casolari montani dei pastori nei comuni di Albi, Sorbo San Basile, Carlopoli, Conflenti, Cicala e Martirano Lombardo.

Disperso un pastore presso Villaggio Mancuso.

Tre squadre di sciatori formate da circa venti militari della Compagnia di Catanzaro, raggiunsero alcune località isolate della Sila Piccola soccorrendo 52 famiglie a cui portarono anche 3 quintali di pane, pasta e zucchero.

Isolato, ancora, il villaggio Racise.

I Carabinieri, invece, riuscirono a raggiungere il villaggio Spineto (per soccorso) aprendo, con una ruspa fatta giungere da Carlopoli, un varco nella neve che, ormai, aveva raggiunto i 6 metri d’altezza.

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

 

8 marzo

Mentre il gelo imperversava su quasi tutta l’Italia, si prevedeva l’imminente arrivo di aria più mite dal Nord Africa che, secondo i bollettini dell’Aeronautica Militare dell’epoca, avrebbe portato repentini disgeli che, a loro volta, “potrebbero provocare straripamenti di fiumi e torrenti”.

Intanto la situazione migliorava su tutta la Calabria sebbene nel Cosentino molti tratti stradali risultassero ancora interrotti: l’autostrada “Salerno – Reggio Calabria” era percorribile sino a Lauria Sud ma chiusa allo svincolo di Frascineto; la statale 19 chiusa ancora per neve a Morano, Castrovillari, Donnici, Rogliano; la SS107 chiusa tra Spezzano della Sila e Camigliatello; SS 278 chiusa tra Lorica e Aprigliano; SS279 chiusa tra Rose e Camigliatello.

Un branco di 15 lupi affamati assediò, per oltre un quarto d’ora, in località “Terra Rossa” di Morano Calabro, tre giovani di Castrovillari (con tanto di nomi e cognomi) rinchiusi in un’automobile “Bianchina”, che si erano recati in quel luogo per “provare l’emozione di un viaggio notturno sulla neve”.

Nel Catanzarese segnalati altri crolli di tetti a causa del peso della neve a Serrastretta, mentre altri soccorsi furono prestati dai Carabinieri presso alcune località di Conflenti e Motta Santa Lucia.

Marzo 1971: quando mezza Calabria fu sepolta dalla neve

(continua….)

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